10.März 2010

Menu Principale

Home
Contatti

Mappa del sito

Ontopsicologia e il concetto di interdisciplinarità PDF Stampa E-mail

Per capire l’essenza dell’Ontopsicologia è necessario capire il percorso formativo ed esperienziale del suo fondatore, Antonio Meneghetti. La parola chiave è interdisciplinarietà.

La specializzazione e il focus sempre più mirato all’interno di ogni singola disciplina permettono di andare sempre più dentro l’oggetto specifico di studio, ma dietro quell’apparente conoscenza “microscopica” si cela una minaccia: la perdita della visione d’insieme.

Quello che succede, infatti, è che ogni disciplina diventa una sorta di monade leibniziana che non ha “nè porte né finestre”: si isola in se stessa, arroccandosi nelle proprie certezze ma anche nelle proprie criticità e dubbi, con la convinzione che certe problematiche siano esclusive del proprio ambito e non condivisibili. Antonio Meneghetti non ha fatto altro che individuare quel fil rouge che lega ogni campo del sapere e che evidenzia, in particolare, il terreno comune su cui poggiano tutti i punti critici e di stallo: perché la medicina non riesce a curare il cancro, perché la psicologia non cura la nevrosi o la schizofrenia, perché l’operatore economico rimane vittima delle imprevedibili fluttuazioni del mercato, perché l’Arte che dovrebbe essere la manifestazione suprema della Bellezza nasce quasi sempre da personalità patologiche.

Se si guarda dall’alto, è subito evidente ad un uomo con profonde conoscenza trasversali ai vari campi del sapere che il problema non è in quella specifica tecnica, nè in quello strumento di analisi o modello di previsione, ma in quello che è l’unico fattore che accomuna tutte le problematiche irrisolte presenti nei vari settori: l’uomo. È l’uomo, in tutte le sue manifestazioni, l’oggetto di studio dell’Ontopsicologia. Dalle continue evidenze che i conti con la realtà non tornano, si arriva alla tesi per la quale non è il mondo esterno ad essere sbagliato, ma è nell’uomo e nel suo modo di conoscere quel mondo esterno che c’è un errore. Per riconoscere un errore, si deve prima conoscere l’esattezza dell’originale. Ed è proprio questo il passaggio di svolta che rende unica la scienza Ontopsicologica.

Mentre le altre teorie cercano di far quadrare i conti movendo tutte le variabili esterne in gioco tranne quella umana, l’Ontopsicologia al contrario tiene ferme tutte le variabili esterne e sperimenta cosa succede variando l’uomo. Il risultato è che è possibile arrivare alla “quadratura del cerchio” quando l’uomo si adatta alle semplici leggi della biologia, a quelle stesse leggi che governano l’ordine perfetto che vige in ogni cellula del nostro corpo tanto quanto nel più complesso degli ecosistemi. L’Ontopsicologia ha quindi dimostrato che la natura ha inscritto le sue leggi universali, perfette ed immutabili, anche dentro l’uomo e spiega come queste prendano forma all’interno di ogni individuo specificando un criterio di esattezza. Come l’ago della bussola indica sempre il Nord, così questo criterio indica da dentro l’individuo come essere uno strumento di conoscenza sempre perfettamente “tarato”. Con gli stessi strumenti con cui individua l’errore, l’Ontopsicologia definisce anche come risolverlo, restituendo all’uomo quell’esattezza che per natura gli appartiene. Senza prescindere da uno specifico bagaglio di competenze personali, l’uomo può dimostrarsi un operatore funzionale in ogni settore in cui scelga di intervenire e realizzarsi.

Ultimo aggiornamento Venerdì 01 Maggio 2009 10:06